Notizia del 14/04/2013

Giornale Di Brescia - Protesta In Carrozzella Per Dire «No» Al Bigio

 

«Bigio in carrozzella» diventa il monumento dell’«indignazione per lo spreco». Eretto dai manifestanti a simbolo, posizionato sull’esagono destinato alla statua del Dazzi, si fa voce di una protesta mossa, senza 

appartenenze e colori politici, da una parte spesso silenziosa della città. La voce della fragilità, di uomini e donne con disabilità, riuniti nel Comitato «Cittadini come tutti» che ieri ha presidiato l’entrata del cantiere di piazza Vittoria. Una manifestazione «per chiedere agli amministratori se spendere in modo assurdo 460mila euro per riposizionare una statua era tra le priorità di questo momento - spiega Sandra Inverardi, presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, parte del comitato insieme a Aias, Alleanza Salute Mentale, Anfass, Diabete, Slow time e Uildm-. Questi soldi non potevano essere utilizzati in maniera più sensata per i servizi sociali, che invece hanno subito dei forti tagli?» Solo con i 150mila euro necessari al restauro e al trasporto della scultura, «si poteva, ad esempio, coprire il costo di 6.000 ore di educatore professionale, ripristinare il servizio di assistenza domiciliare a supporto delle cure personali e di mobilitazione ridotte dallo scorso anno del 50% e riattivare il contributo sostitutivo dell’assistenza domiciliare» aggiunge Gloria Gobetto, portavoce del comitato. «Non solo: si potevano attivare 18 nuovi posti in centro diurno per le persone con gravi disabilità e garantire per tutto il 2013 i finanziamenti dei progetti a sostegno dei non autosufficienti». «Esprimo la massima solidarietà nei confronti di chi sta protestando, la loro è una battaglia sacrosanta - sottolinea Emilio Del Bono, capogruppo Pd in Loggia -. Vengono prima i bisogni delle persone che gli sprechi per delle prese di posizione ideologiche». In cinque anni, ricorda Fabio Capra, consigliere comunale dei democratici ed ex assessore ai Servizi sociali, «sono stati tagliati 14 milioni di euro, 4 e mezzo solo nell’ultimo anno, un ridimensionamento che ha portato all’annullamento di contributi e 

servizi». Il manichino in carrozzella, issato sul blocco che ora attende il Bigio, «dice più di tante parole - attacca Fiorenzo Bertocchi, candidato sindaco per Rifondazione comunista -; esprime l’incapacità di Paroli e dei suoi di individuare le urgenze della città». Sul piedistallo «va messo chi è fragile - avvisa Donatella Albini, consigliere di Sel - non una statua che, peraltro, rievoca una stagione politica che escludeva le fasce deboli ed esaltava la forza e la pienezza di sé». La prossima amministrazione, sollecita Maria Cipriano, dovrà compiere un cambio di marcia, dovrà partire dagli ultimi per arrivare ai primi. La ricollocazione del Bigio è una provocazione che potevano risparmiarsi». Per Marco Fenaroli, in corsa con Del Bono e Cipriano per le primarie del centrosinistra, l’installazione del marmo è «una spesa e una priorità sbagliata che restituisce alla città solo un’opera di regime».