Notizia del 17/11/2013

Bresciaoggi - "Ciechi E Affettività, Oltre I Pregiudizi"

BRESCIA. Solo una rivoluzione culturale potrebbe cambiare la vita delle persone con disabilità visiva. Solo l´abbattimento degli stereotipi e dei pregiudizi potrebbe servire al loro benessere. L´ordinamento giuridico poco può fare, se non accompagnato da un cambiamento di rotta culturale, umano e solidale, che prenda avvio anche dalla considerazione del complesso sistema dell´affettività.
Di questo si è parlato durante il seminario nazionale intitolato «Dalla pelle al cuore. Cecità ed ipovisione: sessualità, affettività, diritti e amore. Come passare dagli stereotipi e tabù ad una cultura della condivisione?».
Un convegno organizzato, su proposta della Commissione nazionale per le pari opportunità uomo-donna, dalla Presidenza nazionale dell´Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dall´Istituto per la formazione, la ricerca e la riabilitazione, in collaborazione con il Consiglio Regionale della Lombardia Uici, con la sezione provinciale di Brescia Uici e l´Irifor lombardo.
Obiettivo primario del seminario era riflettere sul rapporto tra cecità, affettività e sessualità, ma anche guardare alla violenza perpetrata su donne ipovedenti, ai diritti negati e contesi. Le discriminazioni cui sono soggetti i ciechi e gli ipovedenti continuano a far parte della storia di tutti i giorni. L´autonomia e l´indipendenza di chi vede poco o non vede più sono quotidianamente messe a dura prova dalle false credenze della gente, dall´ignoranza e dall´errata convinzione che i ciechi non possano vivere una vita normale.
Ed è su queste basi che l´individuo si trova ad affrontare ulteriori difficoltà: gli operatori sanitari, comunali, e altri rivolgono la propria parola ai coniugi, ai figli o agli accompagnatori degli ipovedenti, pensando forse che questi ultimi non possano comprendere le diverse indicazioni.
La comunità - è stato detto - è spesso portata a pensare che le donne cieche siano «sexless», che non siano in grado di creare una propria famiglia, di accudire il marito e crescere dei figli. Usanza diffusa è anche quella di considerare il cieco, che ha un posto di lavoro a lui riservato perché appartenente ad una categoria protetta, un privilegiato.
Le discriminazioni, così, aumentano. Se la comunità e le istituzioni fossero più vicine alle esigenze dei ciechi e degli ipovedenti, le cose per loro sarebbero più semplici. Pur lottando per avere a disposizione personale qualificato, trasporti pubblici e uffici accessibili, avrebbero la certezza di vivere in un paese in cui il rispetto e la comprensione vengono prima dei pregiudizi.

di Federica Pizzuto