Notizia del 07/03/2011

Qs Sport - Galli: "Io, Il Cieco In Bicicletta Che Ha Vinto Le Olimpiadi"

Questa Ë la storia del bresciano Giancarlo Galli, un uomo che sprofondÚ nel buio quando aveva 18 anni. Ad Atlanta '96 vinse tre medaglie alle Paralimpiadi nella disciplina del ciclismo in tandem. E oggi fa il massaggiatore shiatsu

BRESCIA. Líotto novembre 1981 Giancarlo Galli, diciottenne neopatentato, sta guidando la sua macchina. Allíimprovviso il giovane ha un malore: si scontra con un altro mezzo proveniente dalla carreggiata opposta. Impietosa la diagnosi: distacco della retina dellíocchio sinistro, lacerazione del nervo ottico destro. Giancarlo da quel momento sar‡ cieco per sempre.

Questa Ë la storia di un ragazzino colpito dalla tragedia diventato campione olimpico nella disciplina del ciclismo in tandem. Tutto ricomincia quando, a cinque anni dall'impatto che gli costÚ la vista, Giancarlo sente la necessit‡ di ''darsi una mossa''.
La sua voce al telefono Ë un fiume in piena, si fa fatica a star dietro all'entusiasmo delle sue parole: ''Dopo l'incidente accompagnavo mia madre per le campagne attorno al mio paese. Usavamo due biciclette saldate insieme per muoverci: io spingevo sui pedali come un forsennato e lei mi spiegava quale direzione prendere. Dovevo scaricare, fare, andare. Forse era un modo per sfogare la rabbia che era dentro di me. Poi poco a poco mi sono rassegnato''.

Le guide, le persone che lo accompagnano e pedalano con lui durante i primi allenamenti, sono la mamma Mariarosa e gli altri parenti. Nel 1988 Galli mette in cantina la bici rudimentale che utilizzava nei primi tempi e ne noleggia una professionale. Col nuovo mezzo e con la nuova e pi˘ qualificata guida, il 2 giugno arriva il primo di una lunga serie di titoli italiani.

L'atleta bresciano percorre in media 18.000 chilometri all'anno che, fatti due conti, sono circa 50 chilometri al giorno. Negli anni olimpici i chilometri salgono a 25.000, ovvero 70 chilometri nell'arco della giornata. Nemmeno in macchina se ne fanno cosÏ tanti.

Parallelamente alle sfacchinate sui pedali, per guadagnarsi da vivere fa il centralinista a Rovato, Comune di 18.000 abitanti in provincia di Brescia. Nel '92 la convocazione alle Olimpiadi di Barcellona: settimo posto nella competizione su strada e quinto nella cronometro a squadre.

Giancarlo ritrova la voglia di vivere, mette su ''una corazza impenetrabile''. Nel '96 ad Atlanta la consacrazione: oro nella velocit‡ su pista, bronzo nel chilometro da fermo e argento nella 120 km su strada.

''Mio padre Ë morto in un incidente sul lavoro pochi giorni prima della partenza per Atlanta, ma decisi lo stesso di partecipare ai Giochi perchÈ lo dovevo all'orgoglio che nutriva nei miei confronti. Le medaglie e l'inno che ho ascoltato sono dedicati a lui e rappresentano la pi˘ grande vittoria della mia carriera''.

Al ritorno a Rovato, la banda del suo paese lo riceve con un trionfo di fanfare e balli: ''Fu un onore per me essere accolto come un eroe. Ero stato il migliore tra i 10.000 atleti che ogni quattro anni partecipano alle Paraolimpiadiî.

Nel 2000 la terza convocazione ai Giochi: quinto nella velocit‡ e settimo nel chilometro da fermo. Tuttavia, nonostante la sua carriera sia stata un cammino di rose, Galli si toglie un sassolino dalla scarpa: ''Lo sport paralimpico non mi sembra valorizzato abbastanza. Ci sono pochi sponsor ed Ë difficile ottenere i permessi per allenarsi. I direttori sportivi delle squadre ciclistiche dei 'normodotati' sono egoisti. Un ciclista professionista prima di poter diventare nostra guida deve attendere tre anni. Le sembra giusto che si debba aspettare tanto quando nel mio sport c'Ë una carenza cronica di guide?''.

Alla fine della sua carriera, dopo tre medaglie olimpiche, altrettante convocazioni ai Giochi e diciannove titoli italiani all'attivo, Galli tira fuori dal cilindro un'altra magia: comincia un corso per diventare massaggiatore shiatsu.

''Questa tecnica di massaggio Ë prima di tutto un modo di rilassarmi. Grazie alla mia attivit‡ di sportivo, in paese sono uno conosciuto e la gente si fida di me. Ho iniziato da pochi mesi, ma gi‡ vengono anche sette persone al giorno. Forse Ë la mia cecit‡ che rende pi˘ sensibili le mie mani e che le fa muovere proprio dove il corpo ha bisogno''.

Questa Ë la storia di un uomo che a 18 anni Ë sprofondato nelle tenebre. Che si Ë rialzato e ha avanzato a tentoni. Poi la camminata si Ë fatta pi˘ sicura e oggi, trent'anni dopo quel fatidico incidente, Ë tornato a vedere la luce.

di Davide Denina