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Giornale di Brescia - Senza Province a rischio l'inclusione dei non vedenti

Sono in 160, dalla scuola dell'infanzia all'università: siedono tra i banchi, leggono, scrivono, lavorano al pc. Anche se sono ciechi o ipovedenti. Il loro diritto di studiare e crescere tra i coetanei è, fino ad oggi, stato tutelato dal Centro per l'integrazione scolastica dei non vedenti di viale Piave, che dagli anni '70 è un punto di riferimento per i bresciani con disabilità visiva. Realtà unica in Italia, in cui operano trenta figure specializzate per fornire materiali didattici ad hoc, corsi di formazione per gli insegnanti di sostegno e non, percorsi di inclusione nelle classi. Eppure questo fiore all'occhiello del welfare cittadino - attualmente ha un bilancio annuale di un milione di euro, ed è sostenuto da Provincia (75%) e Comune (25%) - rischia di non avere un domani, dopo la trasformazione delle Province in enti di area vasta. La speranza è che l'assistenza scolastica ai disabili visivi venga affidata a enti sovracomunali, perché, affermano i responsabili, «la materia è troppo complessa per poter essere gestita dai singoli Comuni, servono competenze specifiche e servizi omogenei su tutto il territorio».
Una realtà indipendente resta invece l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Brescia, con sede in via Divisione Tridentina: l'ente, presieduto da Sandra Inverardi, si autofinanzia attraverso la gestione del suo patrimonio immobiliare (derivato da lasciti), mediante il 5x1000, le raccolte fondi e le tessere degli oltre mille associati. A queste entrate si aggiungono la convenzione con il Comune per il «libro parlato» e le entrate statali dalla sede centrale di Roma, per un bilancio annuale di circa 500mila euro. In questo caso l'assistenza non è focalizzata sulla sola attività scolastica, ma va dal supporto nei primi anni di vita all'inclusione dell'anziano nel contesto sociale e familiare.
Secondo i dati forniti dalla prefettura, infine, sono 2.150 i bresciani che percepiscono un'indennità perché portatori di patologie invalidanti alla vista, ma la metà di loro non sono tesserati Uici. «Negli ultimi anni - ha ricordato più volte Inverardi - abbiamo assistito a un aumento dei soggetti ipovedenti e a una diminuzione dei casi di cecità. Questo grazie alla prevenzione, che può evitare al paziente la perdita totale della vista». //DAF