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COMUNICATO STAMPA FISH Donne con disabilità: basta silenzi su violenza e abusi

Violenze, abusi, molestie sono fenomeni assai diffusi fra le donne con disabilità in modo ancora più frequente di quanto lo siano per le donne che non hanno disabilità. Questo è un dato già evidenziato da anni da Istat, ma che è l’oggetto di una ulteriore indagine di approfondimento lanciata dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e da Differenza Donna e al centro dell’incontro odierno “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!” .

L’indagine, denominata VERA(acronimo per Violence Emergence, Recognition a nd Awareness) – http://www.fishonlus.it/vera/– è ancora in corso ma già sono disponibili significativi dati presentati durante l’incontro da Daniela Bucci, ricercatrice della FISH. 476 i questionari già compilati da altrettante donne con differenti disabilità, provenienze geografiche, occupazioni, età e titoli di studio. Hanno subito una qualche forma di violenza da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore 153 donne con disabilità su 476, pari al 32,1% del totale. Ma è solo un dato apparente. Infatti se si considerano le domande inerenti le singole forme di violenza, quali l’isolamento, la segregazione, la violenza fisica e psicologica, le molesti sessuali, lo stupro, la privazione del denaro, si nota che a rispondere affermativamente, quindi a dichiarare di averlo subito, sono 314 donne su 476, pari al 66% del totale. Quindi il doppio rispetto a quanto rilevato usando la definizione generica di “una qualche forma di violenza”, ad indicare che molto spesso le stesse donne fanno fatica a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia ma che non sia di natura prettamente fisica o sessuale.

Quanto agli autori delle violenze, complessivamente in quasi l’80% dei casi queste vengono commesse da una persona nota alla vittima, con diversi gradi di vicinanza. In circa il 50% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 22% si tratta di un conoscente e nel 7,5% di un operatore, e con questo termine intendiamo una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità, badanti, assistenti personali, operatori sociali, terapisti, o anche educatori o altro personale. Nel restante 20,9% dei casi l’autore della violenza è uno sconosciuto.

Altro dato significativo: solo il 34,4% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate affermano di aver reagito di fronte a tali violenze. Sui dati proseguirà ora sia la raccolta che l’analisi approfondita.

Una situazione comunque preoccupante sotto il profilo culturale, delle politiche, della consapevolezza. Gli interventi, introdotti dal Presidente FISH Vincenzo Falabellae animati da Silvia Cutrera, componente della Giunta FISH e del Gruppo Donne FISH, ne hanno evidenziato le diverse peculiarità, lacune, aspettative, istanze. Cutrera con Rosalba Taddeini(Differenza Donna) hanno presentato il breve docufilm (“Silenzi interrotti”, regia di Ari Takahashirealizzato in queste settimane e che racconta in modo asciutto ma implacabile le vicende di alcune donne e ragazze con disabilità evidenziando le forme di violenza e di discriminazione multipla di cui sono vittime.

Un approfondimento sulla debolezza dell’impianto normativo e delle azioni giurisdizionali e anche amministrative è stato proposto da Sara Carnovali, dottoressa di Ricerca in Diritto costituzionale e autrice de l recente e puntualissimo volume “Il corpo delle donne con disabilità”(ed. Aracne 2018). Decisa la valutazione: le donne con disabilità non sono contemplate in nessuna norma avente valore giuridicamente vincolante. Un problema centrale, giuridico e politico, di reale implementazione dei principi del dettato costituzionale e degli atti internazionali sui diritti umani nel nostro ordinamento.

E sul fronte UE le preoccupazioni sono del tutto omogenee. Ne ha espresso bene il contesto e le raccomandazioni Gunta Anča, donna con disabilità, vice presidente di European DisabilityForum e membro del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organismo per il quale è stata la relatrice del parere sulle donne con disabilità in Europa che al centro pone il contrasto agli abusi, alle violenze, alla discriminazione multipla. Ed è su quest’ultima che Anča rileva come anche a livello di indicazioni UE vi siano alcune debolezze; ad esempio sia nella Strategia per le disuguaglianze di genere che nella Strategia sulla disabilità non c’è riferimento specifico alle donne con disabilità e prosegue con un appello: nel 2019 vi sono le consultazioni per il rinnovo del Parlamento UE; eleggere donne con disabilità, che sono poco rappresentate nelle istituzioni, aiuterebbe a far sentire la loro voce e conoscere le loro istanze.

Nei loro interventi le parlamentari presenti hanno soprattutto dimostrato attenzione e raccolto le indicazioni e le testimonianze. Annamaria Parente, senatrice che ha anche supportato l’iniziativa svolta in una sala di pertinenza del Senato, ha anticipato la ricostituzione a Palazzo Madama della Commissione di inchiesta su femminicidio e violenze di genere che, a fronte degli elementi anche odierni, terrà in considerazione la significativa variabile della disabilità.

Concordi Lisa NojaedElena Carnevali: uscire da questo incontro per portare il fenomeno all’attenzione del Parlamento e giungere ad un riconoscimento della discriminazione multipla individuando anche politiche specifiche di contrasto e a favore delle pari opportunità. Intenzionata e disponibile a raccogliere informazioni ed elaborarle anche la senatrice Simona Nocerino.

Nel difficile compito d i proporre le conclusioni, ritenute tutt’altro che tali, Nunzia Coppedè, storica esponente di FISH, ha ricordato con decisione come la Federazione abbia segnato un punto di svolta approvando una specifica mozione all’ultimo congresso e ponendo al centro i diritti umani e di pari opportunità delle bambine, ragazze, donne con disabilità di cui l’indagine VERA, il docufilm, le collaborazioni avviate, lo stesso incontro di oggi sono i primi favorevoli esiti. Ma sono solo l’inizio di una strategia più ampia che ha necessità di condivisione e determinazione. Oltre ai dati e alle lacune, si dispone oggi anche di atti di orientamento a partire dal Secondo Manifesto sui diritti delle