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COMUNICATO STAMPA Bonus 600 euro: lettera aperta al Governo

Fra i recenti provvedimenti straordinari assunti in occasione dell’emergenza COVID-19 c’è anche il noto bonus di 600 euro, misura pensata per sostenere i lavoratori autonomi (comprese le cosiddette “partite IVA”) altrimenti privi di strumenti di protezione e di integrazione del reddito come la cassa integrazione.

È senz’altro una misura che tenta di supportare una ampia fascia di persone in probabile difficoltà economica.
Tuttavia in fase di applicazione di quel bonus sono stati introdotti elementi che comportano una ingiustificabile disparità di trattamento per i lavoratori autonomi invalidi: se questi percepiscono una integrazione al reddito appunto in ragione della loro invalidità vengono esclusi dal nuovo bonus di 600 euro.
La FISH ponendo il problema all’INPS ha già ottenuto una risposta: l’esclusione non riguarda le pensioni/assegni assistenziali, quelli per invalidità, cecità e sordità civile, ma “solo” le analoghe prestazioni previdenziali di invalidità, quelle che spesso constano di poche centinaia di euro e che derivano da versamenti previdenziali del lavoratore stesso.
Una discriminazione che FISH, assieme a FAND, FAVO, Uniamo e AIL, chiede che venga tempestivamente rimossa. Lo chiede in modo preciso una lettera aperta al Governo che le organizzazioni hanno diffuso in queste ore e che trascriviamo a seguire.

CORONAVIRUS: NEGATO IL BONUS 600 EURO AI LAVORATORI AUTONOMI E LIBERI PROFESSIONISTI INVALIDI! CHIEDIAMO DI RIMUOVERE L’INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE

Lettera aperta al Consiglio dei Ministri

I lavoratori con disabilità, in condizione di maggiore fragilità economica e di salute, non avranno il Bonus 600 euro se non interverrà un chiarimento interpretativo ed applicativo da parte di chi, a livello governativo, ha ideato il cosiddetto “reddito di ultima istanza”. Lo scenario: il reddito di ultima istanza (decreto legge “Cura Italia” 18/2020 art. 44, decreto 28/3/2020 Catalfo-Gualtieri e decreto legge “Liquidità” 23/2020 art. 34) per i lavoratori autonomi e liberi professionisti è riconosciuto agli iscritti in via esclusiva alla gestione separata INPS o alle Casse professionali. Quel bonus spetta anche se il lavoratore percepisce un assegno di invalidità civile (provvidenza di natura assistenziale erogata dall’INPS) mentre è negato a chi percepisce un assegno ordinario di invalidità, denominato in alcuni casi pensione – provvidenza di natura previdenziale erogata dall’INPS e dalle casse di previdenza professionali ai lavoratori iscritti e che hanno versato un certo numero di contributi per un certo numero di anni. Per questi lavoratori quell’assegno costituisce una integrazione del reddito professionale ridotto per la diminuita capacità lavorativa ed i costi sostenuti a causa di patologie che rendono meno “redditizie” le proprie attività lavorative. È quindi una prestazione previdenziale ben diversa nelle premesse, nelle finalità e negli importi rispetto alle pensioni dirette di anzianità e vecchiaia, riconosciute a chi cessa la propria attività. Riassumendo, i presupposti necessari per accedere al bonus 600 euro per tutti i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti sono:

• iscrizione esclusiva all’ente di previdenza;

• regolarità del versamento dei contributi previdenziali;

• danno economico (presunto) da diminuzione dell’attività professionale a causa del Covid;

• non essere titolari di “pensione diretta” (questo requisito non era previsto nel decreto legge “Cura Italia”, ma introdotto dal decreto Catalfo-Gualtieri e confermato nel decreto legge “Liquidità”).

Il bonus dunque è riconosciuto ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti “sani” che hanno subito un danno economico da “Coronavirus” e a quelli invalidi civili che già percepiscono una prestazione assistenziale dall’INPS, mentre sono esclusi quelli “malati e invalidi” che hanno una “pensione/assegno” di invalidità grazie ai contributi versati. Appare quindi evidente che a parità di condizioni lo strumento di tutela è negato in modo discriminatorio ai lavoratori in condizione di maggiore fragilità. Tale orientamento applicativo costituisce un inaccettabile danno in palese contraddizione con la volontà del legislatore determinata dallo stato emergenziale causato dal COVID-19 e, infine, si porrebbe in violazione dei nostri principi costituzionali (art. 3 e 38, comma 2 Costituzione). Solo una corretta interpretazione dei combinati disposti delle norme che hanno istituito il reddito di ultima istanza che chiarisca che ad essere esclusi dal bonus sono i lavoratori “titolari di pensione di anzianità o di vecchiaia” potrebbe riportare ad equità questa distorsiva interpretazione normativa che, al momento, lascia senza sostegno ed in totale abbandono i lavoratori invalidi. Richiediamo quindi un tempestivo e dirimente intervento governativo che ponga immediato rimedio a questa palese discriminazione.

Sottoscrivono:

AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma

FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità

FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia

FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

UNIAMO – Federazione delle Associazioni di Persone con Malattie Rare d’Italia

16 aprile 2020