“Vedere” l’arte: chi ha detto che serve la vista?

Il progetto frutto della collaborazione tra Accademia Laba, Cfp Vantini, Scuola di arte sacra di Firenze e UICI

Una mostra al Diocesano “Sculture dall’invisibile” e un workshop per ciechi e ipovedenti innovativo.

Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a ciò che vedi: gli occhi vedono soltanto ciò che è limitato. Da scoprire, invece, c’è molto di più: un universo sinestesico cui accedere attraverso “passi dell’arte”, testimonianza di una possibilità per ribadire forte e chiaro che “la disabilità non è un mondo a parte, ma è una parte del mondo”.

E, al contempo, “l’arte un diritto di cittadinanza che va esteso al massimo e con ogni mezzo, affinché tutti possano avere l’occasione di viverla da protagonisti”.

Così, in continuità di intenti con la nostra “Sculture dall’invisibile”, allestita fino al 18 Luglio al Museo Diocesano, in città, durante il fine settimana il progetto frutto della collaborazione tra accademia di Belle Arti Laba, Cfp Rodolfo Vantini, Scuola di Arte Sacra di Firenze, patrocinato dall’UICI (Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti), sezione territoriale di Brescia, si è concretizzato in un nuovo, sperimentale momento di incontro e confronto sul campo andato in scena proprio nelle aule della Laba e nel laboratorio della stessa Vantini di Rezzato. Dove per quattro giorni, da mattina a sera, ha preso forma un workshop per non vedenti e ipovedenti, che ha delineato un percorso originale e all’avanguardia senza frontiere e senza barriere. Entrato nel vivo prima con la lavorazione dell’argilla, quindi plasmando il marmo di Botticino, materia d’elezione, capace di esprimersi attraverso molteplici sfumature sensoriali colte da Alessandro Tornello Vicepresidente dell’UICI, Marco Venturelli, Renato Hagman e Matteo Vezzoli.

Ovvero gli apprendisti scultori che si sono dati da fare con precisione, curiosità e tanta passione, lavorando di fino affiancati dai docenti della Scuola d’Arte Sacra di Firenze (Fernando Cidoncha Pérez, Massimo Gulisano), dall’artista ipovedente Antonio Ruggeri e, contestualmente, anche dai docenti di scultura della Vantini (Silvia Maffioli, Angelo Bordonari e Pietro Maccioni) con alcuni studenti Laba come assistenti (Domenico Barreca, Luna Belotti e Luca Passeri).

Comune il soggetto scelto per l’opera: una mano. Da realizzare con grande meticolosità e altrettanta sensibilità, tra colpi di martello e scalpello, rafforzando il meccanismo di appropriazione e ricostruzione della composizione.

Il workshop che, fra i tanti momenti significativi ha contemplato anche una visita al museo del marmo di Botticino assieme al direttore Maurizio Bettinzoli e un incontro con l’artista Giuseppe Tregambe, non rimarrà ovviamente un episodio isolato. Al contrario, apre la strada ad una pianificazione già focalizzata e destinata a nuovi sviluppi. Come hanno sottolineato Marcello Menni e Lara Vianelli, rispettivamente direttore dell’Accademia di Belle Arti Laba e direttrice della Scuola Vantini: “Il nostro convincimento è che non vi sono ostacoli o tabù che non possano essere affrontati con intelligenza, competenza e rispetto.
E. Zup.


 

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