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Giornale di Brescia - Sport - campione di sport oltre ogni limite «ho perso la vista, ma vinco in pista»

 
Davide Foglio frequenta lo stadio con papà fin da bambino, va a vedersi il Brescia degli anni Settanta, quello di Beccalossi e Altobelli. 
Si gode la promozione dell’80 arrivata coi gol di Mutti, diventato più grande va in curva con gli amici. 
Molte gioie (doppia promozione con Pasinato dal 1984 al 1986), altrettanti dolori (subito il ritorno in B), non si perde una partita, comincia a lavorare come elettricista e i primi soldini li spende per le trasferte con gli ultras. 
Nel pieno dell’epoca Baggio comincia ad accusare i primi problemi di vista, mette gli occhiali, fa ancora in tempo a distinguere bene la corsa di Mazzone sotto la curva atalantina. 
«Un giorno del 2004 - racconta - per puro caso, durante una visita, viene annullata quella subito dopo la mia. 
Allora, dato che c’è tempo, l’oculista decide di farmi un esame più appropriato. 
Mi consiglia di ripassare dopo qualche mese per ulteriori accertamenti. 
Torno e mi dice che ho una malattia degenerativa e sono destinato a diventare cieco». 
La paura. 
Dopo il primo choc, Davide reagisce e decide di non rinunciare a nulla: il lavoro, innanzi tutto, che lo porta in tutti i cantieri della città. 
E poi, l’amato Brescia. 
«Cercavo di seguire la palla, anche se la vedevo sempre meno nitida e più lontana». 
Nel 2014, all’età di 45 anni, la situazione precipita. 
Davide è costretto ad abbandonare l’attività dopo due anni di faticoso telelavoro. 
Ma, dopo la fine del matrimonio, un altro buio più profondo lo divora ed è quello della solitudine, confortato solo dalla presenza del figlio. 
Il Brescia c’è ancora, c’è sempre, stavolta allo stadio lo conducono gli amici e la partita gliela raccontano loro. 
Difficoltà. 
«Mi sentivo un pensionato, la mia vita era arricchita da pochi interessi». 
Davide si fa forza, si rivolge alla sezione cittadina dell’Unione Italiana Ciechi e scopre un mondo nuovo. 
Ci sono molti sport da praticare per un ipovedente, sceglie la corsa, si lega al gruppo Blind Runner Project, comincia a sentirsi meglio, nel fisico e nella testa. 
La svolta. 
Un giorno Foglio conosce l’allenatore Elio Cella, che intravede in lui l’istinto dell’agonista. 
«Capii che correre solo per restare in forma non mi bastava più e allora accettai di fare le prime gare». 
È proprio Elio a fargli da guida e nella primavera del 2019, al terzo mese di attività, Foglio ai campionati italiani di Jesolo conquista la medaglia d’argento sia nei 400 sia negli 800 nella categoria ipovedenti. 
Nel gennaio 2020 arriva primo ai tricolori indoor negli 800. 
Neppure il lockdown spegne la sua passione. 
Foglio continua ad allenarsi da casa, seguendo on-line i consigli della preparatrice Sabrina Olivieri, non perde il tono muscolare, si ripresenta in forma al via della nuova stagione. 
La ripresa. 
E all’inizio del 2021 arriva un altro oro ai nazionali indoor nei 400 e un argento negli 800. 
Risultati raggiunti alle soglie dei 52 anni, con un fisico che, grazie allo sport, ne dimostra almeno quindici di meno. 
«Nel gruppo sportivo di Icaro si è formato un gruppo stupendo - assicura -. 
Ci alleniamo assieme tre volte alla settimana al campo di San Polino in condizioni di massima sicurezza, perché la società ci mette a disposizione i suoi atleti a fare da guide». 
Il loro compito è molto importante: non possono trainare i concorrenti - cosa proibita dal regolamento - e corrono al loro fianco legati ai polsi da un cordino di trenta centimetri. 
Fondamentale è la sintonia nei movimenti per non uscire dalla corsia. 
Nuova vita. 
Grazie all’atletica, Davide ha cambiato la sua vita. 
«Sono anche entrato nella commissione sportiva dell’Unione italiana ciechi come referente per gli atleti. 
Ci sono ancora troppi ragazzi non vedenti chiusi in casa perché non riescono mentalmente a superare la loro disabilità». 
Davide adesso ha una nuova compagna e più amici di quando ci vedeva. 
«In fondo mi considero fortunato - racconta -. 
Grossi problemi di salute non ne ho. 
Riesco a muovermi in piena autosufficienza, abito nello stesso quartiere del campo di atletica, mi muovo con facilità con i mezzi pubblici». 
E il Brescia? «Nella mia vita ci sarà sempre. 
Non mi sono perso una partita dell’ultimo campionato di serie A. 
L’atmosfera del Rigamonti è unica, ne intuisco gli umori e le passioni, e non c’è più bisogno che qualcuno mi racconti quanto succede. 
Attorno a me è una radiocronaca continua, i tifosi soffrono, imprecano, esultano, commentano. 
E io gioisco e palpito assieme a loro». 
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